Anteprima Festival Biblico 2019. “Maria e l’identità degli spazi urbani”

Venerdì 29 marzo la liturgista suor Elena Zecchini presenterà l’itinerario tra i luoghi di Rovigo dedicati o che ricordano la figura di Maria, che si svolgerà sabato 18 maggio 2019 all’interno del Festival Biblico.

L’evento è organizzato dal laboratorio biblico del Festival di Rovigo.

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Il carnevale dell’accoglienza

Le ragazze di “Vivere in Italia”, la scuola di alfabetizzazione della Caritas diocesana di Adria–Rovigo scrivevano qualche mese fa : «Che bello sarebbe avere un luogo dove mani, voci, gesti, canti, parole e chiacchiere si potessero condividere in un reciproco scambio di conoscenze, abilità manuali, amicizie e allegria».
Lo ha ripreso il calendario Caritas 2019 “Cittadì” cercando di immaginare, e soprattutto sognare che un giorno piazza Annonaria potesse trasformarsi in un laboratorio a cielo aperto.
E così sabato 2 marzo questo sogno si è trasformato in realtà: grazie all’accoglienza dei commercianti e di chi vive quotidianamente la piazzetta, con un po’ di colori, molta fantasia e l’entusiasmo delle ragazze che si sono mescolate ai bambini, la piazzetta si è trasformata in un grande carnevale per tutti, con tante famiglie che si sono fermate con gioia e hanno partecipato volontariamente ai laboratori . Mattine come quella di sabato confermano quanto sia realmente possibile aprire in città spazi di relazione nuovi, occasioni per riscoprirsi parte di una comunità che sa fare festa con gioia e semplicità.
Naturalmente ci si augura che il nostro centro possa contribuire anche in futuro ad avere certe attenzioni, ad ascoltare la voce di persone che vorrebbero vivere Rovigo come qualsiasi cittadino.
Come ha dimostrato questo evento le basi per una città accogliente ci sono tutte, e la Caritas diocesana continuerà a fare il possibile , anche attraverso la condivisione con altre realtà locali, affinchè queste ragazze e anche le persone più marginali della nostra società possano sentirsi accolti nella nostra comunità cittadina.

 

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Mercoledì delle Ceneri con i giovani

Mercoledì 6 Marzo appuntamento con l’inizio della Quaresima. La pastorale giovanile di don Enrico Turcato ha programmato per le ore 21 un incontro nei principali centri della nostra diocesi dove si incontreranno i giovani ma non solo, tutti quelli che vorranno partecipare possono farlo.

I centri che vivranno insieme il mercoledì delle Ceneri saranno : Adria Cattedrale, Rovigo presso la Chiesa di San Pio X, Lendinara Chiesa di Santa Sofia, Canda, Castelnovo Bariano e Ficarolo.

Per eventuali cambiamenti di orario rivolgersi alla comunità che si intende raggiungere.

Il “Grazie” di don Bruno Cappato

Il nostro settimanale diocesano, “la Settimana”, si muoverà, dalla prossima domenica su un duplice binario: quello della conferma della tradizione di un giornale nato qui 119 anni fa che continua ad essere programmato e realizzato in Diocesi e l’altro binario, quello della collaborazione con il numero domenicale di Avvenire, il quotidiano dei cattolici italiani.
E’ naturale che ogni cosa per essere viva ed attiva deve essere aperta all’innovazione e alla scoperta di nuove strade. Bisogna perciò salutare con gioia ed ottimismo questa nuova prospettiva.
Anzi, credo che proprio questo evento dimostri la vitalità del giornale nato dalla mente illuminata di mons. Giacomo Sichirollo e dal Vescovo diocesano, il trevigiano mons. Antonio Polin.
Per parte mia sono ben felice di lasciare il compito nelle mani di bravi collaboratori che stimo moltissimo. Così, dopo 42 anni di direzione del settimanale o, meglio, di diuturno impegno giornalistico e non solo, altri potranno rinnovarne i contenuti e le proposte. Sono passati tanti anni ma il ricordo di mons. Giovanni Sartori che allora mi diede fiducia è la cosa più bella. Alla guida di questo nostro giornale, poi, sono passate figure importanti, grandi per cultura, sapienza e spiritualità ed, addirittura, per un periodo guidò il giornale un laico: Battista Soffiantini.
Non voglio dimenticare tantissimi altri collaboratori – laici e sacerdoti intelligenti e bravi – che nel tempo hanno dato vita al giornale citando però tra tutti una firma d’eccezione: San Luigi Guanella.
Venendo all’oggi, sul limitare di una nuova esperienza, a tutti i numerosi collaboratori della redazione o delle parrocchie di amici giornalisti, della segreteria, dell’amministrazione e della pubblicità, fino ai lettori affezionati, desidero comunicare – in un ideale abbraccio – tutta la mia stima, la riconoscenza e l’affetto sincero. Tra i predecessori della direzione, desidero ricordare in particolare il carissimo don Paolo Milan con il quale ebbi la fortuna di condividere una lunga amicizia profonda e gioiosa.
Ringrazio tutti e mi scuso di questo racconto di esperienze personali ma mi si consenta di ricordare soprattutto proprio il giornale stesso, come se fosse una persona, un’amichevole presenza che ho conosciuto nelle varie età: odoroso di inchiostro – al tempo della linotype e del piombo – fino alla asettica dinamica delle moderne tecnologie informatiche.
Il settimanale diocesano ha cercato di essere voce della comunità diocesana, mezzo per un dialogo con persone, esperienze ed istituzioni.
La Chiesa è stata sempre esperta di comunicazione; lo sappiamo tutti. Oggi vediamo però che la carta stampata sta passando momenti difficili e così, dopo oltre un secolo di dialogo sempre in sintonia con le aspirazioni della comunità polesana tutta, questa Chiesa rischia, per difficoltà di ordine economico di carattere generale, di rimanere afona, privata del necessario strumento che permette di far sentire la propria voce sulla piazza e nelle case.
Di fatto anche grandi, storiche testate, sono in crisi.
Credo che per molti, se non per tutti, la carta stampata rimanga comunque l’ideale mezzo per una comunicazione non epidermica o in volata sui titoli di uno squarcio di notizie veloci sullo schermo del computer, oppure sulle mini edicole confuse dell’inseparabile telefonino. Lo dicono anche gli antichi, bellissimi volumi della nostra biblioteca del Seminario nati secoli fa e che continuano sommessamente a parlare di cultura, di ricerca mai spenta, mentre memorie, chips, incredibili tecnologie, schermi preziosi ed il còltan che è tra le cause di odiosi conflitti in Africa, hanno bisogno di discariche perché sul mercato la loro è vita breve.
Sono anche convinto che nella storia della Diocesi il settimanale custodisca una quasi quotidiana memoria dei fatti ed una traccia utile se non necessaria per comprendere la nostra identità di comunità che proprio a partire dalla consapevolezza della propria storia trae la forza per aprirsi a nuove sfide ed a nuove ricerche.
Molti si sono sacrificati per sostenere questo mezzo; in molti lo abbiamo amato e sostenuto; a tutti di nuovo un grazie di cuore ed al giornale l’augurio di un nuovo forte impegno.

Un nuovo cammino per “la Settimana”

Con un intervento in prima pagina nel settimanale cartaceo è il Vescovo Pavanello ad annunciare a tutti i lettori di un nuovo cambio redazionale e grafico de “la Settimana”

“Con domenica 10 marzo per il nostro settimanale diocesano avrà inizio un nuovo tratto di strada nella sua storia più che centenaria
Mons. Bruno Cappato già qualche mese fa mi ha chiesto di essere sollevato dall’impegno di dirigere il settimanale, che a motivo dell’età e della salute diventava sempre più pesante. A lui va un ringraziamento sentito per la fedeltà, la passione e la competenza con cui per ben 42 anni ha non solo diretto, ma preparato e confezionato “La Settimana”: continuerà a svolgere un prezioso servizio per la Diocesi come Direttore della Biblioteca del Seminario.
Prenderà il testimone lasciato da don Bruno una squadra “giovane” formata da don Enrico Turcato, con il compito di coordinatore, Thomas Paparella e il prof. Marco Menabò. Attorno a loro si sta formando un più ampio gruppo di redazione, formato da persone con diverse competenze e provenienti dalle varie zone della Diocesi, in modo da rendere il settimanale espressione della comunità diocesana… Da domenica 10 marzo (questa è la seconda novità) “La Settimana” uscirà come “dorso” dell’edizione domenicale di Avvenire: concretamente il fascicolo del settimanale (che resta un giornale a sé) verrà distribuito assieme all’Avvenire della domenica.”

Un momento storico in cui vanno fatti grandissimi complimenti al nostro don Bruno Cappato  per la gestione del giornale in tutti questi anni. Ha gestito con tenacia e maestria ogni tipo di problematica, a lui auguriamo il meglio nella nuova veste di direttore della Biblioteca del Seminario, siamo sicuri che lo farà con grande professionalità com’è nel suo stile.

L’intero intervento del Vescovo Piernatonio Pavanello è sul settimanale cartaceo di questa settimana

 

Leadership e partecipazione in Polesine. Mons. Pavanello «Mettere insieme le forze per progetti condivisi»

PAvanello e libreria

L’annuale convegno sociopolitico è ormai una consuetudine per la Diocesi di Adria-Rovigo. Può spiegarci il significato di questa iniziativa?
Effettivamente c’è ormai una tradizione consolidata che dura da quindici anni e che intende offrire un momento di riflessione su tematiche di carattere sociale e politico alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa. In passato veniva maggiormente evidenziato l’incontro tra il Vescovo, da una parte, politici e amministratori dall’altra. In questi ultimi anni mi è sembrato importante sottolineare l’incontro della chiesa diocesana con la società civile allargando l’invito a tutti coloro che desiderano partecipare attivamente alla vita sociale e politica del nostro territorio. Ritengo importante infatti offrire luoghi e occasioni di incontro e di confronto: la chiesa non ha la pretesa di proporre soluzioni, ma sente la responsabilità di offrire motivazioni alte all’impegno sociale e politico, inteso come servizio al bene comune. Mi piace ricordare come questa iniziativa si collochi nel contesto delle celebrazioni per l’anniversario dell’ “Appello ai liberi e forti” di don Luigi Sturzo, che diede il via ad una nuova stagione dell’impegno politico dei cattolici italiani.

Oggi si parla molto di disaffezione dalla politica, anzi di antipolitica. Sembra che le forme tradizionali della democrazia rappresentativa siano superate e si vada verso modalità nuove (democrazia diretta, democrazia digitale, ecc.): non Le sembra sia fuori tempo sollecitare i cittadini all’impegno politico?
Certamente è molto forte in Italia, ma non solo, l’insoddisfazione per una politica che non è riuscita a farsi carico delle preoccupazioni e dei problemi della vita quotidiana. A questo proposito l’esito del voto del 4 marzo 2018 è stato eloquente. Allo stesso tempo però sta emergendo l’esigenza di ritornare ad una partecipazione del popolo alle scelte che riguardano la vita del Paese: si potrebbe parlare della ricerca di una politica “popolare”, capace cioè di interpretare e di dare risposta ai bisogni e alle aspirazioni della gente, superando la tentazione di servirsi delle paure e delle frustrazioni per finalità di potere e di interesse. La partecipazione è possibile però solo là dove si realizza un dibattito serio, dove le persone si confrontano e maturano insieme la sintesi di interessi e aspirazioni diverse per costruire un cammino comune e condiviso. In questo senso la democrazia rappresentativa, pur con alcune modifiche e integrazioni, rappresenta uno strumento insostituibile per una politica che abbia di mira non tanto l’interesse di una parte, ma il bene comune di tutta la società. Si spiega pertanto il motivo per cui la Chiesa ritiene l’impegno politico come un modo eminente di vivere la carità e si preoccupa di motivare i cristiani a spendersi nell’attività politica, portando nella “città degli uomini” il lievito del Vangelo.

Per quali motivi è stato scelto per il Convegno sociopolitico di quest’anno il tema “Leadership e partecipazione in Polesine”?
In parte la risposta è già presente nelle risposte precedenti. La politica oggi soffre allo stesso tempo della crisi delle leadership e della partecipazione popolare. La nostra democrazia, sia a livello nazionale che locale, sta vivendo una transizione che sembra non avere sbocchi. I partiti, che in passato erano i canali attraverso i quali maturavano forme di rappresentanza, non sembrano più in grado di selezionare leader che siano rappresentativi e allo stesso tempo competenti nella gestione dei problemi. In questo clima si fa strada l’appello a “un uomo forte” che risolva i problemi. Solo rimettendo in funzione un circolo virtuoso tra leadership e partecipazione diverrà possibile una democrazia autentica, che realizzi il “potere del popolo” attraverso uomini onesti e capaci. Questo discorso ha un valore particolare per un territorio fragile come il Polesine, che soffre per una scarsa rappresentanza politica sia a livello regionale che nazionale. Il Convegno vorrebbe sollecitare una presa di coscienza da parte dei cittadini e delle forze sociali ed economiche della necessità di mettere insieme le forze per lavorare a progetti condivisi di sviluppo che valorizzino le risorse naturali ed umane del Polesine. Purtroppo in questi ultimi anni sono prevalsi i protagonismi personali, gli interessi di gruppi, il particolarismo delle comunità piccole e grandi. Occorre rendersi conto che su questa strada non ci sarà alcuno sviluppo, ma solo l’impoverimento e l’abbandono dellanostra terra.

Continua sul settimanale cartaceo

Don Francesco Dal Passo è tornato alla Casa del Padre

Avrebbe compiuto 81 anni tra qualche giorno, ma una lunga malattia non lo ha aiutato a raggiungere anche questo traguardo. Nella tarda serata di Domenica 3 febbraio se n’è andato Don Francesco Dal Passo, era ricoverato all’Ospedale di Adria.

E’ stato uno dei co-fondatori di Radio Kolbe Rovigo e de “la Settimana”, per molti anni è stato Cappellano dell’Ospedale Psichiatrico di Granzette dove qualche mese fa ha partecipato, con la Benedizione, alla riapertura fatta dall’Associazione “i luoghi dell’abbandono” (foto).

«Quello che abbiamo vissuto vorremmo fosse lo stile che ci accompagnerà in futuro» Il dopo IN.CON.TRA di Don Enrico

Dopo la bellissima giornata che si è svolta ad Arquà Polesine non potevamo non intercettare Don Enrico Turcato, responsabile della Pastorale Giovanile, per sapere le sue emozioni e le sue impressioni il giorno seguente ad IN.CON.TRA.

Caro Don Enrico, quali sono le tue emozioni e le tue riflessioni dopo questa bellissima giornata?
È stata una giornata che ha unito insieme la semplicità e la bellezza. Vedere ragazzi di varie realtà mescolarsi e parlarsi su temi profondi quali le scelte per il futuro, gli affetti, la comunicazione e il desiderio di un mondo diverso mi ha aiutato a gustare la bellezza dell’ascolto. Adesso verrà il tempo della sintesi di tutto il lavoro fatto ma credo sarà interessante anche semplicemente per la ricchezza di idee e e pensieri. Come equipe di PG abbiamo ricevuto tanto e senza grandi sforzi ci è sembrato di capire di avere offerto un prodotto buono. Al numero di pastorale giovanile continuano ad arrivare messaggi da parte dei ragazzi con le loro osservazioni sulla giornata… Ne terremo conto per i prossimi appuntamenti.

Al termine della Santa Messa hai portato i tuoi ringraziamenti ai giovani per l’ottima riuscita della giornata, vuoi ribadirli?
Il ringraziamento è per tutti. Durante la Messa abbiamo preferito non dire grazie specifici perché tutti, ma proprio tutti hanno collaborato. Ognuno ha fatto la sua parte.
Dalla parrocchia di Arquà al paese, alle famiglie che ci hanno ospitato per il pranzo, ai cori riuniti di varie parrocchie, ai giovani di Arquà che hanno lavorato per preparare, a tutti i giovani presenti ai workshop, ai relatori, a chi ha scritto l’inno, a chi ha recitato e suonato durante lo spettacolo… Insomma tutti, veramente tutti.

C’è un messaggio che vuoi regalare a loro per il futuro, partendo da questo “primo” appuntamento?
Ci avete dato fiducia. Ci avete dato i vostri pensieri di cui vogliamo essere custodi per camminare insieme. Quello che abbiamo vissuto ieri vorremmo fosse lo stile che ci accompagnerà in futuro.
Grazie perché ci siete stati e ci avete messo la faccia.

Prossimi appuntamenti per proseguire il cammino cominciato con IN.CON.TRA ?
I passi successivi già sono in calendario, per la primavera, i corsi di formazione per animatori che ogni anno muovono tantissimi adolescenti e giovani, circa 600 lo scorso anno. In agenda c’è poi un momento per tutti i giovani in vista dell’estate il 7 giugno prossimo, a Rovigo–Seminario che si concluderà con la Veglia di Pentecoste diocesana e poi… qualche proposta per vivere l’estate. Senza dimenticare i due week–end di spiritualità per giovani di 4–5 superiore (3–5 marzo) e per universitari e lavoratori (29–31 marzo) in collaborazione con l’ufficio di Pastorale Vocazionale e il Triduo Pasquale in GP2.
Da sottolineare inoltre che il 6 Marzo ci sarà la celebrazione vicariale delle Ceneri alle ore 21 dove verranno dati gli appuntamenti con maggiore precisione.

Ecco alcune foto della giornata scattate da Irene Magon

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Nuovo percorso di formazione socio-politica “Città e cittadini al cuore della democrazia”

Negli ultimi anni i vari leaders politici hanno puntato a svolgere quasi una competizione tra loro e hanno tolto al cittadino attivo via via, con il susseguirsi delle varie leggi elettorali, la possibilità di costruire un dialogo periodico con un rappresentante eletto dagli stessi cittadini e non “nominato” dalle segreterie dei partiti.
Il 25 gennaio 2019, in Accademia dei Concordi, alle ore 18, Marco Luppi, docente di Storia politica contemporanea e vice-direttore della Scuola di Dottorato, dell’Istituto Universitario Sophia, coordinatore accademico del Progetto di ricerca “Giuseppe Toniolo”, Pisa e membro della Fondazione Giorgio La Pira di Firenze, insieme con la pediatra, Lucia Fronza, già Parlamentare per due legislature e Coordinatrice della Scuola di Preparazione Sociale a Trento; Scuola che si propone di contribuire alla crescita umana, sotto l’aspetto civile, sociale e culturale, della popolazione del Trentino-Alto Adige, con particolare riguardo ai giovani. I due relatori tratteranno il tema: Il sistema politico italiano nell’epoca post-ideologica. Fin dalla nascita della società di massa la vita politica italiana, come quella delle principali democrazie occidentali, è stata caratterizzata dal sistema dei partiti e dalla struttura organizzativa che li aveva collocati al centro del dibattito e dei luoghi di deliberazione in vista del consolidamento e della crescita del Paese. Le diverse culture politiche che si sono espresse nello spazio pubblico (liberale, socialista, cattolica, comunista, per citare le maggiori, e lasciando fuori la questione del fascismo, che aprirebbe un fronte a parte), possedevano al proprio interno valori di riferimento, una o più classi sociali alle quali si rivolgevano (fino ad offrire spazi di militanza ed impegno diretto), un programma vasto e articolato per l’Italia, tra dimensione interna ed internazionale.
Tra la fine degli anni ’90 del XX secolo e i primi vent’anni del XXI secolo, in seguito alla caduta del Muro di Berlino e il tramonto delle ideologie storiche, con la stagione di Tangentopoli e il rivelarsi di una ‘relazione perversa’ tra sistema politico, comitati affaristici, potentati economici, si è prodotta una situazione di chiara disaffezione verso la politica e si è generato un clima di totale sfiducia verso i partiti. La considerazione del mondo politico come una realtà dominata dall’élite della società, sempre più spesso lontana dai bisogni della gente comune, ha investito i partiti, assieme al personale tecnico e alle molte competenze indispensabili al corretto funzionamento della macchina statale in tutti i suoi livelli (locale, regionale, nazionale), con un’ondata di contestazione, nella quale la voglia di cambiamento ha prodotto uno scossone elettorale e importanti novità politiche nella classe dirigente. Ciò che si constata, tuttavia, è anche una lacerazione nella società civile, investita dal prepotente insorgere dei nuovi media nel dibattito pubblico e quotidiano, e dalla rimessa in discussione del principio di competenza, dei criteri di partecipazione, del clima di fiducia e collaborazione verso le organizzazioni intermedie (volontariato, no profit, etc.).
Gli interventi di Marco Luppi e Lucia Fronza Crepaz, attraverso analisi storico-politiche ed esperienze di partecipazione diretta nel governo delle istituzioni, offriranno uno spazio di riflessione e di confronto che, percorrendo alcuni tratti della storia del sistema politico italiano, possa stimolare un diverso sguardo verso l’arte del dialogo, verso la costruzione del bene comune che la politica non può smettere di generare.

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Qui la locandina dell’evento

La diocesi a Casa tua